L’abitare sociale nel Piano Città degli Immobili Pubblici di Bologna per rigenerare 17 immobili ad oggi in disuso

Lo scorso 20 aprile è stato sottoscritto il Piano Città degli Immobili Pubblici di Bologna, un accordo istituzionale che coinvolge l’Agenzia del Demanio, il Comune di Bologna, la Regione Emilia-Romagna e l’Università di Bologna con l’obiettivo di pianificare in modo integrato la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e promuovere processi di rigenerazione urbana sostenibile, innovativa e coerente con i bisogni del territorio

A firmare l’intesa sono stati la Direttrice dell’Agenzia del Demanio Alessandra Dal Verme, il Sindaco di Bologna Matteo Lepore, il Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale e la Prorettrice vicaria dell’Università di Bologna Simona Tondelli.

Gli obiettivi

Il Piano nasce dalla volontà condivisa di costruire una strategia di lungo periodo capace di mettere a sistema immobili pubblici oggi sottoutilizzati, dismessi o in trasformazione, favorendo nuove opportunità di riuso e rafforzando la collaborazione tra istituzioni. 

Tra gli obiettivi principali figurano la rigenerazione urbana attraverso il recupero del patrimonio esistente, la riduzione del consumo di suolo, la promozione della sostenibilità ambientale ed energetica, il rafforzamento della mobilità sostenibile, dell’inclusione sociale e dell’accessibilità, oltre alla valorizzazione del patrimonio storico e architettonico della città.

Gli immobili individuati

Il Piano individua un primo portafoglio di 17 immobili pubblici, 12 di proprietà dello Stato, uno dell’Agenzia del Demanio, due del Comune di Bologna e due della Regione Emilia-Romagna, che potranno essere progressivamente affiancati da ulteriori beni attraverso il coinvolgimento di altri enti e istituzioni. Il patrimonio in esame è eterogeneo e fortemente identitario per la città. 

Si tratta infatti di ex caserme, complessi conventuali, edifici industriali, infrastrutture storiche, residenze di pregio e grandi spazi produttivi oggi inutilizzati. Luoghi che hanno accompagnato l’evoluzione urbana di Bologna e che oggi diventano elementi strategici per immaginare nuove funzioni pubbliche e collettive.

Il tema dell’abitare

Particolare attenzione viene sottolineata da parte di tutte le parti coinvolte al tema dell’abitare e, nello specifico, allo sviluppo di nuove soluzioni di housing sociale e residenzialità universitaria, in grado di rispondere alla crescente domanda abitativa e di rafforzare l’attrattività della città anche in chiave internazionale. 

In questa prospettiva, l’Università di Bologna ad esempio guarda con interesse alla realizzazione di un mix funzionale che possa includere, accanto alle residenze studentesche, anche aule, laboratori, spazi di coworking e ambienti dedicati a startup innovative.

Gli interventi 

Tra gli interventi già delineati, l’ex caserma Perotti ospiterà 119 alloggi pensati in particolare per le giovani generazioni, con il 39% degli spazi destinato a student housing, oltre alla nuova sede dell’Agenzia delle Entrate. 

L’ex complesso STA.VE.CO, alle porte del centro storico, sarà invece trasformato nel nuovo Parco della Giustizia, affiancato da servizi, residenze, ampliamento del polo sanitario e nuove aree verdi. 

Analoga visione accompagna il recupero dell’ex caserma STA.MO.TO, il cui riuso contribuirà a ricucire porzioni strategiche di città e ad ampliare ulteriormente l’offerta di residenzialità universitaria.

Conclusioni

Con questo accordo, Bologna riconosce l’importanza di un percorso di pianificazione integrata che metta il patrimonio pubblico al centro delle politiche urbane, riconoscendolo non solo come risorsa immobiliare, ma come infrastruttura strategica per costruire una città più inclusiva, sostenibile e capace di rispondere alle trasformazioni contemporanee. 

In questa prospettiva, il riuso del patrimonio esistente rappresenta una leva fondamentale per il contenimento del consumo di suolo, orientando la trasformazione urbana verso il recupero, la rifunzionalizzazione e l’intensificazione degli spazi già costruiti, limitando il più possibile nuove impermeabilizzazioni e nuove espansioni. 

In questo senso, il successo del Piano non dipenderà soltanto dalla capacità di valorizzare singoli immobili, ma dalla possibilità di trasformare questi interventi in una reale strategia di rigenerazione urbana capace di incidere, nel lungo periodo, sulle modalità con cui la città cresce, si densifica e consuma le proprie risorse territoriali.