Studentati ecclesiastici e PNRR: la Curia rafforza la sua presenza nel mercato dell’abitare studentesco a Bologna

Nel pieno della crisi abitativa che investe Bologna, il dibattito si concentra principalmente sull’espansione degli studentati privati e sugli investitori immobiliari attratti dalle opportunità offerte dal PNRR. 

Più raramente, invece, si osserva il ruolo degli enti ecclesiastici nel mercato dell’abitare studentesco.

Gli immobili della Curia a Bologna

Un’inchiesta condotta all’inizio del 2025 dalla giornalista Alice Facchini ha mappato 19 strutture legate a congregazioni e ordini religiosi, per un totale di oltre 700 posti letto, cui si aggiungono circa 150 posti in appartamenti gestiti da fondazioni collegate al mondo cattolico. 

Si tratta di convitti e collegi spesso nati come seminari o residenze per vocazioni religiose, riconvertiti dagli anni per ospitare studenti e studentesse laici. 

Le tariffe, tutt’altro che simboliche, risultano in media attorno ai 580 euro per una singola e oltre 420 per una doppia, con punte che superano i mille euro mensili a seconda dei servizi e della posizione. 

In alcuni casi, le strutture affiancano all’ospitalità universitaria anche quella turistica, inserendosi in modo ibrido tra residenzialità studentesca e ricettività.

L’utilizzo dei fondi PNRR

Seppure in assenza di un elenco ufficiale e, quindi, di un’offerta trasparente, i fondi del PNRR hanno rappresentato un’occasione per rafforzare ulteriormente la presenza del mondo ecclesiastico tra gli attori nel mercato dell’abitare studentesco. 

Come sottolineato dalla Repubblica, la Curia di Bologna ha infatti avviato tre nuovi studentati attraverso la riconversione di immobili ecclesiastici: l’ex convento delle Visitandine in via Santo Stefano, il chiostro degli Alemanni e Borgo Magi a Pieve di Cento a disposizione degli studenti del corso di scienze infermieristiche dell’università di Ferrara, per un totale di circa 165 posti letto. 

Gli interventi, sostenuti da finanziamenti PNRR, prevedono canoni calmierati e la gestione del 30% dei posti da parte di ER.GO, l’ente regionale per il diritto allo studio. 

L’obiettivo dichiarato è intercettare quella fascia “medio-bassa” che non rientra nelle graduatorie ER.GO, ma incontra crescenti difficoltà nel mercato privato. 

Ne emerge un quadro più articolato rispetto alla narrazione dominante: non solo gli operatori immobiliari privati, italiani e internazionali, hanno beneficiato delle risorse pubbliche destinate all’housing universitario, ma anche la Curia ha saputo cogliere questa finestra di opportunità, valorizzando il proprio patrimonio attraverso la riconversione di conventi e parrocchie e consolidando così la propria presenza nel sistema abitativo studentesco bolognese. 

Conclusioni

In una città come Bologna in cui l’Università continua a crescere e i canoni d’affitto restano tra i più alti d’Italia, il ruolo degli enti ecclesiastici si configura così come una componente particolarmente interessante, e sempre meno marginale, dell’ecosistema abitativo studentesco. 

Un attore che, pur muovendosi in una logica sociale, opera a pieno titolo dentro le dinamiche economiche e finanziarie che stanno ridefinendo il mercato dell’abitare universitario bolognese. 

Leggi l’articolo di Alice Facchini Convitti, collegi e appartamenti: dove sono e quanto costano gli studentati della Chiesa su Bologna Today.

Leggi l’articolo di Emanuela Giampaolo La Curia apre tre studentati in ex conventi e parrocchie. Con i fondi del Pnrr su Repubblica.

Leggi l’articolo Impatto degli affitti brevi e delle popolazioni temporanee sul mercato immobiliare a Bologna sul sito del Piano per l’Abitare.