Le strategie dell’Europa per favorire l’accesso dei giovani alla casa

Nel maggio 2026 l’Housing Europe Observatory ha pubblicato il rapporto EU Reports on Housing, una raccolta delle principali ricerche dedicate al tema dell’abitare realizzate nei mesi precedenti la presentazione del European Affordable Housing Plan. 

Tra i contributi selezionati, assume particolare rilievo lo studio realizzato dallo Youth Wiki della Commissione Europea, intitolato Youth access to affordable and quality housing. A comparative analysis of national policies, che analizza le principali criticità abitative vissute dai giovani europei e confronta le misure adottate in 34 Paesi per favorire l’accesso a un’abitazione di qualità e a costi sostenibili.

L’interesse per questo tema è strettamente connesso alle priorità individuate dal Piano europeo per l’edilizia abitativa accessibile, che dedica una delle sue due principali linee di intervento proprio ai giovani, riconosciuti tra i gruppi maggiormente esposti agli effetti della crisi abitativa. 

Le azioni previste

Tra le azioni previste figurano il rafforzamento degli investimenti nelle residenze universitarie, misure di sostegno all’accesso sia alla locazione sia alla proprietà, la promozione di forme innovative dell’abitare, quali il co-housing, e l’ampliamento dell’offerta di alloggi economicamente accessibili per gli studenti in mobilità provenienti da contesti svantaggiati.

La centralità della questione abitativa deriva dal riconoscimento del ruolo che la casa svolge nel percorso di autonomia dei giovani. Disporre di un’abitazione adeguata rappresenta infatti una condizione essenziale non solo per l’emancipazione dalla famiglia di origine, ma anche per il pieno sviluppo personale, formativo e professionale. 

Tuttavia, l’aumento dei prezzi degli immobili e dei canoni di locazione, la limitata disponibilità di alloggi di qualità, la carenza di edilizia sociale e la ridotta capacità economica delle nuove generazioni rispetto a quelle precedenti costringono molti giovani europei a vivere in condizioni di precarietà abitativa, caratterizzate da sovraffollamento, costi eccessivi e scarsa qualità degli alloggi. Nei casi più gravi tali condizioni possono persino sfociare in situazioni di senzatetto.

Gli studenti universitari

Tra le categorie maggiormente interessate da queste dinamiche figurano gli studenti universitari, che frequentemente lasciano la casa familiare per trasferirsi nei luoghi in cui hanno sede gli Atenei. 

Per gli studenti internazionali o coinvolti in programmi di mobilità, inoltre, l’elevato costo dell’abitare rappresenta uno dei principali ostacoli alla partecipazione ai percorsi di studio all’estero. La precarietà abitativa incide non solo sulle condizioni materiali di vita, ma anche sul rendimento accademico, sul benessere psicologico e sulla qualità delle relazioni sociali, rendendo evidente la necessità di politiche specificamente rivolte a questa popolazione.Non sorprende quindi che, tra tutte le categorie giovanili, gli studenti rappresentino il principale destinatario delle politiche abitative analizzate. 

Le misure per l’accesso alla casa degli studenti

Il rapporto evidenzia come circa due terzi dei Paesi europei abbiano introdotto misure specifiche per favorire l’accesso degli studenti a un’abitazione economicamente sostenibile, mentre nel restante terzo non risultano ancora presenti strumenti dedicati. 

La misura più diffusa consiste nell’erogazione di contributi economici diretti destinati alle spese abitative, prevista in 14 Paesi, tra cui Irlanda, Grecia, Cipro, Francia e Islanda. Tali contributi possono assumere la forma di sussidi periodici o di contributi una tantum e sono generalmente destinati a sostenere il pagamento dell’affitto nel mercato privato oppure l’accesso alle residenze universitarie. L’erogazione è normalmente subordinata a criteri reddituali e alla verifica della condizione di mobilità dello studente, valutata sulla base della distanza tra il luogo di residenza originario e la sede universitaria. 

Un secondo modello, adottato in sei Paesi, tra cui Francia, Slovenia e Turchia, prevede invece che la realizzazione e la gestione delle residenze universitarie siano affidate direttamente alle istituzioni pubbliche. In questi casi è l’amministrazione pubblica a definire i criteri di accesso, le tariffe e le categorie di studenti beneficiarie. 

Un’ulteriore modalità di intervento consiste nel finanziamento pubblico delle università per la costruzione e la gestione di residenze studentesche. Questa soluzione è presente in 11 Paesi, tra cui Italia, Portogallo, Romania e Bulgaria, e consente di ampliare l’offerta di posti letto mantenendo canoni inferiori ai prezzi di mercato e garantendo elevati standard qualitativi attraverso la gestione diretta delle strutture da parte degli atenei. 

Più limitata risulta invece la diffusione delle agevolazioni fiscali sui canoni di locazione, previste soltanto in Irlanda, Italia e Portogallo, dove le spese sostenute per l’affitto possono essere detratte dalla dichiarazione dei redditi dello studente o della sua famiglia.

L’Italia

Con riferimento al contesto italiano si possono approfondire alcune esperienze particolarmente significative sviluppate in Emilia-Romagna, dove gli enti pubblici hanno progressivamente assunto un ruolo attivo con forme innovative di collaborazione. 

È il caso, ad esempio, dell’esperienza di ACER Ferrara, che oltre alla gestione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica amministra anche residenze universitarie, e quella di ACER Reggio Emilia, che ha esteso tale modello anche ad alcuni immobili privati attraverso specifici accordi, dimostrando come gli operatori pubblici possano contribuire non soltanto alla realizzazione di nuovi alloggi, ma anche all’orientamento del mercato abitativo. 

Anche il Comune di Bologna si inserisce in queste buone pratiche grazie alla convenzione stipulata con ACER Bologna, Fondazione Abitare e ER.GO – Azienda Regionale per il Diritto agli Studi Superiori, finalizzata alla concessione gratuita di alcuni alloggi di proprietà comunale da destinare a studenti universitari fuori sede meritevoli e con limitate disponibilità economiche. L’iniziativa rappresenta un esempio significativo di collaborazione tra amministrazione comunale, ente gestore dell’edilizia pubblica e organismo regionale per il diritto allo studio, evidenziando come il tema dell’abitare studentesco possa essere affrontato attraverso forme di governance multilivello e partenariati istituzionali.

Conclusioni

Il quadro delineato conferma quindi come le difficoltà di accesso alla casa per gli studenti universitari non costituiscano una questione settoriale, ma rappresentino una componente strutturale della più ampia sfida dell’abitare giovanile. 

Pensare a politiche per l’accessibilità abitativa dei giovani significa quindi includere necessariamente la popolazione studentesca tra i principali destinatari delle strategie di intervento, riconoscendone le specifiche esigenze e il ruolo che essa riveste nei processi di trasformazione urbana.

Approfondimenti

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